CANNES. "Da subito ha pensato ad Alba
Rohrwacher per il ruolo di questa giovane donna
albanese. Solo lei può essere Hana, perché ha una
fisicità molto particolare, che ho colto soprattutto ne
La solitudine dei numeri primi. Un'attrice che, a
seconda della scena nella quale si trova, cambia
moltissimo".
Così Laura Bispuri, 35enne romana, parla
della protagonista del suo film d'esordio che spera di girare
il prossimo inverno. S'intitola Vergine
giurata e il progetto viene presentato, insieme
ad altri 17 provenienti da tutto il mondo, all'Atelier
di Cinéfondation, alla ricerca di un distributore
internazionale. Vergine giurata dal punto di vista
produttivo è a buon punto, accanto alle italiane Vivo Film
e Colorado e al sostegno di MiBAC e del programma MEDIA, ci
sono la svizzera Bord Cadre Films, la francese Arizona
Productions e l'albanese Erafilm Productions.
Curriculum tutto cinematografico per la Bispuri: nonno
attrezzista sui set di Scola, Rossellini e Bertolucci; padre
studioso di cinema; laurea in Storia del cinema e laboratorio
di due anni con Fandango; tre cortometraggi diretti, tra cui
Passing in Time, premiato con il David, e
Biondina (progetto perFiducia di Banca
Intesa) vincitore di un Nastro d'argento.
Prima volta in assoluto al Festival Cannes?
Sì, e l'impatto è forte. Subito mi ha
emozionato vedere queste lunghe file, anche sotto la pioggia,
per entrare in sala. E poi il mercato così frenetico, ti
accorgi che c'è un grosso business, ma spesso intorno a
progetti di qualità.
Ha fatto la fila anche lei sotto la pioggia?
Sì per vedere in Un Certain Regard L'inconnu
du lac di Alain Guiraudie, un film coraggioso, in Italia
difficilmente uscirebbe, poetico e rigoroso, girato in un'unica
location, senza una nota musicale e tuttavia ti tiene in
tensione per tutto il tempo.
Registi di riferimento?
Mi attribuiscono i fratelli Dardenne, mi piacciono molto, ma
in loro mi riconosco solo in parte. Il mio amore italiano
è Pasolini e tra gli stranieri ho scoperto Ursula Meier e
il suo Sister, Orso d'argento a Berlino 2012. Un
regista mi piace quando ha uno sguardo forte.
Come è avvenuto l'incontro con "Vergine
giurata", il libro della scrittrice albanese Elvira Dones,
pubblicato da Feltrinelli, da cui è tratto il suo prossimo
esordio?
Mi è stato consigliato da una persona dopo che
ha visto i miei lavori e subito mi è sembrato il libro
giusto per esordire. Ho lavorato molto sullo script con
Francesca Manieri, una talentuosa sceneggiatrice che ha firmato
di recente Il rosso e il blu di Piccioni e La
foresta di ghiaccio che Claudio Noce ha appena terminato
di girare con Emir Kusturica e Ksenia Rappoport.
L'idea di trarne un film l'ha subito
interessata?
Vi ho trovato una struttura forte, un tema originale e la
possibilità d'inserire in questo plot l'analisi della
femminilità in rapporto alla libertà e
all'identità. Tutto il lavoro in fase di sceneggiatura
è stato teso a rafforzare ancora di più questa
tematica.
Dove comincia la storia?
Dalle 'montagne maledette' dell'Albania del nord, 30
anni fa. Un mondo a parte, una società patriarcale dove
vige il codice Kanun che regola la vita di tutta la
comunità delle montagne, basato sulla vendetta di sangue,
sull'onore e sui clan familiari. Nel Kanun c'è scritto cha
la donna è un otre che deve solo sopportare. Qui nasce
Hana, una giovane che vorrebbe urlare al mondo 'io sono libera,
forte e donna' e si scontra con questa società arcaica.
Hana perde i genitori e viene adottata dagli zii dove cresce
insieme alla loro figlia, la cugina Lila. Due ragazzine che
hanno lo stesso spirito d'evasione, ma le cui strade si
dividono. Lila scappa da un matrimonio combinato. Hana, legata
alla famiglia che l'ha accolta, in particolare allo zio che
avrebbe voluto un figlio maschio, non ha la forza di andarsene
ma deve fare i conti con la sua natura ribelle in quel mondo
così arcaico. Decide così di diventare una
'vergine giurata'. La donna in quei paesi ha la
possibilità di fare un giuramento davanti a 12 vecchi del
villaggio: prendere il nome di un uomo, indossare i vestiti
maschili e così essere libera come lo sono gli uomini, a
condizione che neghi per sempre la sessualità e l'amore,
rimanendo vergine per tutta la vita.
Hana trascorre da sola ben 10 anni tra quelle montagne, ma un giorno...
Dopo aver perso entrambi gli zii, Hana raggiunge l'Italia dove c'è la cugina Lila e sua figlia Ionida, una ragazzina che fa nuoto sincronizzato, avendo un'idea della femminilità perfetta. Attraverso queste due figure Hana fa un percorso di micromovimenti per riprendersi la parte di femminilità che aveva rinnegato per tanti anni, fino ad avere un contatto con un uomo ed essere pronta ad amare.
Il film è liberamente o fedelmente tratto dal
libro?
Nella trasposizione cinematografica di un libro è
naturale che ci siano dei cambiamenti, ma il cuore della
storia, il tema del romanzo, la vicenda albanese, quella
vissuta in un altro paese, nel film l'Italia e nel libro
Washington, sono rimaste tali. Comunque ci confronteremo poi
con la scrittrice.
Quindi ha incontrato l'autrice del
romanzo?
Ci siamo conosciute via skype e via mail perché lei vive
negli Usa. Abbiamo avuto lunghe conversazioni e quando
avrò la stesura finale della sceneggiatura gliela
manderò. Tra l'altro lei ha girato un documentario sulle
"vergini giurate", incontrando sulle montagne queste donne e
una delle intervistate ha una storia quasi identica a quella da
lei narrata nel libro.
E lei ha incontrato queste donne?
Sì, facendo i sopralluoghi in Albania per il film ne ho
conosciute quattro e mi ha colpito che una di loro fosse
giovane, 35 anni, perché di solito sono per lo più
donne in età avanzata.
Quindi ha già scelto la location
albanese?
Una zona al confine con il Kosovo e Montenegro,
conosciuta come montagne maledette.
L'altra location sarà Milano?
Così è nella sceneggiatura, ma non è
ancora deciso, di sicuro sarà una città del Nord
Italia.
La difficoltà più grande in fase di
sceneggiatura e quella che potrebbe incontrare una volta sul
set?
Leggendo il libro si ha la sensazione di avere due macrostorie
e abbiamo lavorato tanto per cercare di unire questo due mondi,
trovando un equilibrio. Di qui anche la necessità di un
percorso narrativo che, al momento, non è
cronologico.
Primo ciak?
Spero il prossimo inverno, in un periodo preciso quando ci
sarà una neve gestibile per le riprese.
Gli altri interpreti?
Albanesi saranno gli zii; un italiano per Bernardo, l'uomo che
Hana incontrerà; un'attrice albanese, o forse kosovara,
per il personaggio della cugina e una ragazzina italiana nel
ruolo della figlia, che sceglierò tra adolescenti che
fanno nuoto sincronizzato.